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Il cortometraggio “Storia di una lacrima” è stato realizzato dall’attore e regista Andrea Manicone in collaborazione con la Commissione Regionale per le Pari Opportunità della Regione Basilicata sul tema della tratta degli esseri umani, al fine di partecipare al concorso nazionale “Tratta no…ora lo sai”.
La trama del film narra la storia di Silvia, una ragazza costretta a prostituirsi. Una sera incontra Luca, un giovane medico, che la porta a casa. Nello svestirsi il ragazzo nota sul braccio di Silvia una cicatrice dovute alle continue violenze cui la ragazza è costretta a subire. Il ragazzo dopo averla medicata non ha il coraggio di abusare di lei e decide così di riaccompagnarla sulla strada dove l’aveva adescata. Quella sera Silvia pensa al gesto fatto da Luca e un’esperienza analoga vissuta quando era bambina, in cui un uomo la “compra” dalle mani del padre per poche centinaia di lire e, dopo averne curato una ferita che aveva, ne abusa. Questi ricordi hanno in Silvia un effetto devastante, ricordare quell’episodio che l’avrebbe successivamente condotto in una spirale di violenza senza fine. La disperazione è tanta così Silvia decide che è il momento di porre fine a tutto.
Il ruolo di Silvia è stato magistralmente interpretato dalla giovane attrice e ballerina lucana Anna Gallo, che ha saputo dare al personaggio tutta la sensibilità e l’esatta trasposizione di quelli che era la visione de regista in merito al personaggio. Il personaggio di Luca è stato interpretato dallo stesso Andrea Manicone, che ha cercato di rendere al massimo un ruolo non facile dando al personaggio una caratterizzazione positiva in un film il cui contesto non è certo positivo.
Ottime anche le interpretazioni di Franco Guido e Mimmo Lovallo rispettivamente nel ruolo del protettore di Silvia e del pedofilo che la compra da bambina.
In questo i messaggi che sono stati mandati sono molteplici, infatti vengono trattati tre argomenti diversi: la prostituzione, la violenza e la pedofilia. La storia è stata raccontata in tutta la sua cruenta realtà, cercando di rendere al meglio quella che è davvero la realtà di queste donne, che vengono sfruttate e violentate, sia fisicamente che psicologicamente, che vengono indotte alla prostituzione già da bambine, quando il contesto familiare evidenzia una forte precarietà, e la vita futura si tramuta in quella che è la naturale e brutta conseguenza.
Quindi tutto il film, attraverso i tre temi che tocca, abbraccia quasi del tutto il fenomeno della tratta degli esseri umani, mettendo in risalto che non solo le donne straniere sono preda di uomini senza scrupoli, ma anche le donne italiane. E spesso le violenze di queste donne si consumano proprio nell’ambito familiare, da persone vicine a causa di situazioni economiche precarie o di un’arretratezza culturale.
Nella realizzazione del cortometraggio Antonio Petrino dell'agenzia Lucania Network ha curato l'organizzazione generale e l'ufficio stampa.
Sono in corso ancora le proiezioni promozionali in vari comuni della regione con incontri e dibattiti sul tema in questione. (Tel. 320.0566744)
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