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Basilicata,
terra di briganti.
E
proprio nel cuore del Vulture si materializza un fenomeno storico tra i
più discussi e vissuti della storia della regione e del suo popolo.
Siamo
in Basilicata, che spesso ripropone ancora oggi la vecchia e ormai
arcaica immagine di un paese in cui il lavoro del contadino non riesce a
rendere produttiva una terra arida e matrigna.
Un
popolo sfortunato ma orgoglioso, bistrattato ma pieno di vitalità,
indolenzito dagli eventi ma fiero delle proprie origini.
Un
susseguirsi di vicende e vicissitudini che hanno messo a dura prova il
laborioso e onesto popolo lucano rendendolo vittima del proprio destino.
E
poi l'acuirsi del divario Nord-Sud, la "Questione Meridionale"
pregevolmente evidenziata dall'illustre concittadino rionerese
Giustino Fortunato, il senso di inferiorità dinanzi al resto del paese
che cresce vertiginosamente, si evolve, costringendo il meridione a
soffrire, dannarsi l'anima, rimboccarsi continuamente le maniche...
La
realtà odierna offre fortunatamente una Basilicata nuova, moderna ed
efficiente (anche se ancora molto resta da fare), pronta a raccogliere
le sfide, rodata per un salto di qualità che ne proietta positivamente
l'immagine su scala nazionale e oltre come regione modello.
Una
regione in cui tutto a questo punto è messo in discussione, con ampi
margini di miglioramento, un insieme di luoghi e realtà che equivalgono
ad una scommessa turistica dalle basi solide e promettenti.
E
come non credere a questo "miracolo possibile e realista" che,
occorre sottolinearlo, solo con il contributo di tutti, può dare
maggiore concretezza ad un processo di sicuro affidamento che ben presto
produrrà i suoi risultati.
Ma
se il tutto viene visto come un fenomeno in ascesa e capace di
calamitare la "Basilicata turistica" in modo vincente e
gratificante, non si può trascurare ad esempio una località come
Monticchio e il suo splendido scenario, dopo anni di promesse e
vergognose messe in scena politiche.
Un'occasione
per riproporre per l'ennesima volta all'attenzione generale cosa
perdiamo non valorizzando una meravigliosa località del genere, che
aspetta solo di essere consacrata a polo catalizzatore di business
turistico dagli effetti indiscutibili.
Ci
affidiamo alla clemenza, all'intelligenza allo spirito manageriale e
alla maturità interiore di chi di competenza per il definitivo e
consistente decollo di Monticchio, dopo tanti inspiegabili ritardi e
errori di valutazione e gestione imperdonabili.
Ma
torniamo ai briganti, se ne parla tanto in questi ultimi tempi in
Basilicata per effetto di un grande e fantasmagorico progetto nato nella
Grancia, a pochi chilometri da Potenza.
Una
rivisitazione storica imponente, ammirevole, che ha avuto il merito di
propagandare in tutta Italia l'immagine dei briganti lucani, il
particolare il rionerese Carmine Donatelli Crocco.
E
proprio nei boschi del Vulture si celebrarono molte delle gesta di
questo abile e irascibile condottiero, ribelle come tanti altri al nuovo
regime e in lotta per la salvaguardia dei propri diritti contro gli
intrusi.
Si
dice che tali personaggi fossero volgari, crudeli delinquenti comuni e
sempre assetati di sangue.
Niente
di tutto questo, si elevavano invece a strenui difensori della povera
gente, pronti a sottrarre questi ultimi alla miseria in cui i
galantuomini li costringevano a vivere, negando loro ogni diritto e
ignorando ogni aspirazione.
Dunque,
il brigantaggio inteso come lotta aperta e dichiarata contro le
ingiustizie sociali, i soprusi e gli abusi della classe dirigente di
allora e che, prodotto di una ignoranza e di una schiavitù secolare, è
conseguenza di una miseria che avvilisce ed opprime.
E
Crocco, che ne fu l'attore protagonista principale è il simbolo del
fenomeno del brigantaggio che, ciononostante, pur nel suo sforzo e
intento non riuscì a ottenere diritti e migliori condizioni di vita.
Per
circa due anni le regioni meridionali vissero in uno stato di guerra
continua, in cui non mancarono episodi duri e spietati.
Il
bilancio fu di ben 5.200 morti e di 5.000 arrestati, ma, come dice la
storia: "nulla venne fatto però, in pratica, per rimuovere le cause
economiche e sociali che erano state all'origine del fenomeno...".
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"Sempre nuova è l'alba"
Non gridatemi più dentro
non soffiatemi in cuore
i vostri fiati caldi, contadini.
Beviamoci insieme una tazza colma di vino !
che all'ilare tempo della sera
s'acquieti il nostro vento disperato.
Spuntano ai piedi ancora
le teste dei briganti e la caverna,
l'oasi verde della triste speranza,
lindo conserva un guanciale di pietra.
Ma nei sentieri non si torna indietro
altre ali fuggiranno
dalle paglie della cova,
perchè lungo il perire dei tempi
l'alba è nuova, è nuova.
Rocco Scotellaro
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